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05 ottobre 2006

Col sangue del mio cuore


« Conserva le mie lettere... e massime questa ultima ch'io stesso quasi direi di averti scritta col sangue del mio cuore. Conservale: tu me le ridarai quando l'età, e il mio cuore logorato non sentiranno più le passioni ch'ora sento, e che allora avrò forse bisogno di dipingere »

Mi sono sempre chiesta come mai non riesca a dipingere nella scrittura le passioni che vivo e che, diciamolo, mi opprimono, affliggono e logorano. E' un blocco. Forse è veramente una necessità, e una facoltà, pronta ad affiorare quando le passioni siano ormai domate. Dall'età, dalla saggezza, dalla pace interiore.
Non a caso quel poeta incarnò la passione vivida e vibrante, sanguigna, irrazionale, indomita, furiosa, e non scrisse un solo verso d'amore.

26 settembre 2006

Romanticismo
























« ...il desiderio del piacere essendo materialmente infinito in estensione, la pena dell'uomo nel provare un piacere è di veder subito i limiti della sua estensione, i quali l'uomo non molto profondo gli scorge solamente da presso. Quindi è manifesto: 1. perché tutti i beni paiano bellissimi e sommi da lontano, e l'ignoto sia più bello del noto; effetto della immaginazione determinato dalla inclinazione della natura al piacere, effetto delle illusioni voluto dalla natura. 2. Perché l'anima preferisca in poesia e da per tutto, il bello aereo, le idee infinite. Stante la considerazione qui sopra detta, l'anima deve naturalmente preferire agli altri quel piacere ch'ella non può abbracciare. Di questo bello aereo, di queste idee abbondavano gli antichi, abbondano i loro poeti, massime il più antico cioè Omero, abbondano i fanciulli, veramente Omerici in questo, [...] gl'ignoranti ec. in somma la natura. La cognizione e il sapere ne fa strage, e a noi riesce difficilissimo il provarne. La malinconia, il sentimentale moderno, ec., perciò appunto sono così dolci, perché immergono l'anima in un abisso di pensieri indeterminati, de' quali non sa vedere il fondo né i contorni. [...] Del rimanente, alle volte l'anima desidererà ed effettivamente desidera una veduta ristretta e confinata in certi modi, come nelle situazioni romantiche. La cagione è la stessa, cioè il desiderio dell'infinito, perché allora in luogo della vista, lavora l'immaginazione e il fantastico sottentra al reale. L'anima s’immagina quello che non vede, che quell'albero, quella siepe, quella torre gli nasconde, e va errando in uno spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe, se la sua vista si estendesse da per tutto, perché il reale escluderebbe l'immaginario »

Se poi la veduta è ristretta dalla feritoia di un antico castello, la dimensione spaziale e temporale si incrociano, ed è facile immaginare come, in quella valle all’orizzonte,

… all'orror de' notturni
silenzi si spandea lungo ne' campi
di falangi un tumulto e un suon di tube
e un incalzar di cavalli accorrenti
scalpitanti su gli elmi a' moribondi,
e pianto, ed inni, e delle Parche il canto.

20 settembre 2006

Illusioni


« - Illusioni! - grida il filosofo. Or non è tutto illusione? Tutto! Beati gli antichi che si credevano degni de' baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondevano lo splendore delle divinità su le imperfezioni dell'uomo, e che trovavano il Bello ed il Vero accarezzando gli idoli della loro fantasia! Illusioni! Ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e dolorosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele».

E che dire delle conseguenze delle nostre illusioni? E delle delusioni?
Tutti conoscono l'epilogo del romanzo.