04 settembre 2006

Poesia


Molte volte mi sono chiesta perché, da sempre, preferisco la poesia alla prosa.
La scrittura ci descrive, comunque. La poesia è rivelazione, essenza, sintesi, è suono e musica, è parola e tutto il suo potere.
Esempio pratico: se mai è possibile descrivere la nostra ricerca di felicità, la nostra tensione verso l'irraggiungibile, l'amarezza della delusione, lo fanno queste parole.

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

l'arcobaleno è quello che hai fotografato tu?
mi aspettavo questo post o qualcosa di simile :-)
w montale! meno male ke (non posso metterlo in bold ma è come se lo fosse) c'è!

pietrasopra ha detto...

Certo che è quello, Teo, come puoi dubitare! Sì, la foto non è un granché, ma cosa vuoi, da una piazzola di sosta dell'autobrennero...
Ora come ora, il mio stato d'animo è più simile al nubifragio che ha preceduto questa meraviglia.
E per citare quel pessimo (!)autore di Britti...
"c’era una volta un uomo che sognava a denti stretti e che prendeva il volo anche senza ali, girava tutto il mondo inseguendo ideali, cercava un’altra strada che porti alla saggezza, qualcosa che riesca a cancellare l’amarezza di tanti giorni inutili vissuti di nascosto, costretto a stare fermo e non lasciare mai il suo posto davanti l’arcobaleno ancora in bianco e nero, seduto ad aspettare il giorno che diventi vero".